Tutela cautelare

L'art. 47 D.Lgs. n° 546/1992 riconosce la possibilità di richiedere al giudice la sospensione dell'atto impugnato, poiché la sua opposizione innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale non comporta l'automatica sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato. La richiesta di sospensione dell'atto impositivo può essere inserita nel ricorso o formulata con atto separato, debitamente notificato a tutte le altre parti e depositato in segreteria e deve essere ben motivata con riferimento alle ragioni di fatto e di diritto che permettano di ritenere esistenti il fumus boni iuris e il danno grave ed irreparabile che potrebbe derivare dall'esecuzione dell'atto impugnato.

Dopo la presentazione dell'istanza cautelare, il Presidente della Sezione provvederà con decreto alla fissazione dell'udienza per la trattazione nella prima camera di consiglio utile, disponendone la comunicazione alle parti almeno dieci giorni prima. La Commissione dovrà pronunciarsi nel termine, meramente ordinatorio, di 180 giorni, salvo l'ipotesi di intervento anticipato del Presidente della Sezione assegnataria del ricorso principale per casi di particolare urgenza (art. 47, comma 3 D.Lgs. n° 546/92).    

La sospensione, ove concessa, può essere totale o parziale e in alcuni casi essa è subordinata alla  prestazione di idonea garanzia (cauzione o fideiussione bancaria o assicurativa).

Dal 1° gennaio 2016, altra novità introdotta dal D.Lgs. n° 156/2015, le parti possono chiedere la sospensione degli effetti della sentenza sia di primo grado sia di appello, analogamente a quanto previsto nel c.p.c. e  il giudice può subordinare i provvedimenti cautelari alla prestazione di  idonea garanzia  ai sensi dell'articolo 69, comma 2, del D.Lgs. n° 546/92, la cui disciplina di dettaglio è rimessa alla emanazione di relativo decreto ministeriale. In altri termini, al contribuente è consentito ottenere la sospensione degli effetti dell'atto impugnato anche quando questo sia confermato da una sentenza di merito.

Più in particolare, l'art. 62 bis del D.Lgs. n° 546/1992, introdotto dall'art. 9, comma 1, lett. aa) del D.Lgs. n° 156/2015 (Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria della sentenza impugnata per Cassazione) stabilisce che:
• la sospensione della sentenza impugnata per cassazione è subordinata all'esistenza di un danno grave ed irreparabile, in analogia a quanto prevede l'art. 373 c.p.c.;
• la trattazione della istanza di sospensione viene fissata con decreto comunicato alle parti almeno 10 giorni prima;
• il presidente può anche disporre la sospensione dell'esecutività della sentenza fino all'udienza collegiale qualora vi siano ragioni di eccezionali urgenza;
•  l'ordinanza di sospensione deve essere motivata;
• la sospensione può essere subordinata alla prestazione di idonea garanzia di cui al successivo art. 69, comma 2;
• la commissione decide sulla richiesta di sospensione solo se la parte dimostra di aver depositato il ricorso per Cassazione.

Il giudizio cautelare termina con una ordinanza non impugnabile né reclamabile, a differenza di quanto previsto nel giudizio civile ai sensi dell'art. 669 terdecies, c.p.c.. Detta ordinanza deve essere motivata e produce effetti provvisori sino alla pubblicazione della sentenza di merito. Sempre dal 1° gennaio 2016, il dispositivo dell'ordinanza di sospensione deve essere motivato e immediatamente comunicato alle parti in udienza e durante il periodo di sospensione si applicano gli interessi al tasso previsto per la sospensione amministrativa [art. 47, comma 8 bis del D.Lgs. n° 546/92 modificato dall'art. 9, comma 1, lett. r) del D.Lgs. n° 546/92].