Conciliazione giudiziale

La conciliazione giudiziale è uno strumento deflattivo del contenzioso col quale è possibile definire tutte le controversie tributarie.

Dal 1° gennaio 2016 le disposizioni relative alla conciliazione sono state riscritte su tre articoli del D.Lgs. n° 546/92: art. 48, art. 48 bis e art. 48 ter [art. 9, comma 1 lett. s), t) del D.Lgs. n° 156/2015].
In particolare, è stata prevista l'estensione della conciliazione giudiziale anche ai giudizi di secondo grado e le sanzioni amministrative si applicano nella misura del 40% del minimo previsto dalla legge, se la conciliazione si perfeziona in primo grado e nella misura del 50% se si concilia nel corso del giudizio di secondo grado.
Inoltre, altra novità, a partire dal 1° gennaio 2016, consiste nella possibilità di conciliare anche le controversie che ricadono nell'ambito di applicazione dell'istituto del reclamo/mediazione di cui all'articolo 17 bis del D.Lgs. n° 546/92, cioè le cause tributarie di valore non superiore a 20.000,00 euro, oppure relative ad operazioni catastali, instaurate a seguito di rigetto dell'istanza di reclamo ovvero di mancata conclusione dell'accordo di mediazione [modifiche introdotte dall'art. 9, comma 1, lett. l) D.Lgs. n° 156/2015].
 

CONCILIAZIONE IN UDIENZA

La conciliazione in udienza (art. 48 bis del D.Lgs. n° 546/92) può essere proposta :

  • da ciascuna delle parti entro dieci giorni liberi prima della data di trattazione, riferibile sia al primo che al secondo grado con istanza di trattazione in pubblica udienza;
  • dal giudice che invita le parti a conciliarsi.

In caso di raggiungimento dell'accordo il giudice redige apposito processo verbale nel quale vengono analiticamente indicate le somme dovute a titolo di imposta, per le sanzioni e per gli interessi. Il processo verbale costituisce titolo per la riscossione delle somme. A seguito dell'avvenuta conciliazione la Commissione Tributaria dichiara con sentenza la cessata materia del contendere.

CONCILIAZIONE FUORI UDIENZA

La conciliazione fuori udienza, ante 1° gennaio 2016, poteva avvenire qualora la proposta fosse stata concordata e depositata dall'ufficio prima della fissazione della data di trattazione mentre la nuova disposizione (art. 48 del D.Lgs. n° 546/92) non fissa un termine per il deposito della conciliazione. 

Se il presidente della Commissione ne ravvisa la sussistenza dei presupposti e delle condizioni di ammissibilità, la cessata materia del contendere è dichiarata con decreto se non è stata fissata la data dell'udienza di trattazione; altrimenti, se già stabilita la data dell'udienza, provvede la Commissione Tributaria Provinciale o Regionale con sentenza, se la conciliazione è totale, o con ordinanza se parziale.

Dal 1° gennaio 2016 per entrambe le tipologie, la conciliazione si perfeziona non più con il versamento dell'importo ma con la sottoscrizione dell'accordo o del processo verbale.
Il comma 2 dell'articolo 48 ter del D.Lgs. n° 546/1992, introdotto dall'art. 9, comma 1, lett. t) del D.Lgs. n° 156/2015, stabilisce che il versamento delle intere somme dovute o, in caso di versamento rateale, della prima rata, va effettuato entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo, per la conciliazione "fuori udienza", o di redazione del processo verbale, per la conciliazione "in udienza".
Ovviamente si ricorda che dagli importi dovuti a titolo di conciliazione vanno computate in diminuzione le eventuali somme versate dal contribuente a titolo di iscrizione provvisoria. Ai sensi dell'articolo 48 ter, comma 4 del D.Lgs. n° 546/1992, per il versamento rateale delle somme dovute "si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per l'accertamento con adesione dall'articolo 8 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n° 218".