Impugnazioni

I mezzi di impugnazione delle sentenze delle Commissioni Tributarie sono l’appello, il ricorso per cassazione e la revocazione (art. 50, D. Lgs. n° 546/92).  Fatto salvo quanto disposto dal decreto legislativo n° 546/92, per espresso rinvio dell’art. 49, in materia si applicano le disposizioni del titolo III, capo I, del libro II del codice di procedura civile.

APPELLO:

Le Commissioni Tributarie Regionali sono competenti per l’impugnazione avverso le decisioni delle Commissioni Tributarie Provinciali, che hanno sede nella loro circoscrizione (art. 4, comma 2, D. Lgs. n° 546/92).

Il ricorso introduttivo del giudizio di appello deve contenere (art. 53, D. Lgs. n° 546/92):

  1. l'indicazione della Commissione Tributaria a cui è diretto, dell’appellante e delle altri parti nei cui confronti è proposto
  2. gli estremi della sentenza impugnata
  3. l'esposizione sommaria dei fatti
  4. l'oggetto della domanda
  5. i motivi specifici dell'impugnazione
  6. la sottoscrizione del difensore
  7. l’indicazione dell’incarico a norma dell’art. 12, comma  7, salvo che il ricorso non sia sottoscritto personalmente
  8. l’indirizzo PEC e codice fiscale del difensore
  9. l’indirizzo PEC e codice fiscale del ricorrente
  10. la dichiarazione del valore della causa (art. 14, comma 3 bis, D.P.R. n° 115/2002).

Se manca o è assolutamente incerta una delle indicazioni contenute dai numeri 1) a 6) il ricorso è inammissibile.

L’appellante può chiedere alla Commissione Tributaria Regionale competente  la sospensione, in tutto o in parte, dell’esecutività della sentenza impugnata, se sussistono gravi e fondati motivi. Può, comunque, chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto, se da questa può derivargli un danno grave ed irreparabile (art. 52, comma 2, D. Lgs. n° 546/92). La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui all’art. 69, comma 2, del D. Lgs. n° 546/92 e, nel silenzio della norma, si propende per ritenere applicabile tale istituto ad entrambi i provvedimenti inibitori dell’esecutività, sia della sentenza che dell’atto impositivo impugnati.

Nel giudizio di appello non si possono proporre nuove domande e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d'ufficio e non possono proporsi nuove eccezioni che non siano rilevabili d'ufficio (art. 57, D. Lgs. n° 546/92). Il giudice inoltre non può disporre nuove prove, salvo che non le ritenga necessarie ai fini della decisione o che la parte dimostri di non averle potute fornire nel precedente grado di giudizio per causa ad essa non imputabile (art. 58, D. Lgs. n° 546/92). E’ fatta salva la facoltà di produrre nuovi documenti.

Si ricorda che anche per il giudizio di appello si applicano le disposizioni in merito all'obbligatorietà del PTT.

APPELLO INCIDENTALE:

E’ un istituto giuridico che risponde all'esigenza di rendere unitario il processo di appello e di evitare il rischio di giudicati contrastanti (art. 54 D.Lgs. n° 546/92). Permette all'appellato, in caso di soccombenza ripartita o reciproca, di impugnare le disposizioni della sentenza a sé sfavorevoli. Deve essere proposto nell’atto delle controdeduzioni, a pena di inammissibilità, entro sessanta giorni dall’avvenuta notificazione dell'appello principale, deve contenere i motivi specifici su cui si fonda l'impugnazione e si osservano, per quanto non espressamente previsto, le norme in tema di costituzione del convenuto in primo grado (art. 23 D. Lgs. n° 546/92).

Si ricorda che anche per l'appello incidentale si applicano le disposizioni in merito all'obbligatorietà del PTT.

RICORSO PER CASSAZIONE:

In ambito tributario, al ricorso per Cassazione e al relativo procedimento si applicano, in quanto compatibili con il D.lgs. 546/92, le norme dettate dal codice di procedura civile.

Le sentenze pronunciate dalle Commissioni Tributarie Regionali possono
essere impugnate con ricorso per Cassazione per i motivi di cui ai numeri da 1 a 5 dell’art. 360, comma 1, del c.p.c. (art. 62, D. Lgs. n° 546/92), di seguito elencati:

  1. motivi attinenti alla giurisdizione;
  2. violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza;
  3. violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;
  4. nullità della sentenza o del procedimento;
  5. omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità:

  1. l’indicazione delle parti;
  2. l’indicazione della sentenza o della decisione impugnata;
  3. l’esposizione sommaria dei fatti della causa;
  4. i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l’indicazione delle norme di diritto su cui si fondano, secondo quanto previsto dall’art. 366 bis;
  5. l’indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto;
  6. la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi su cui si fonda.

La Corte di Cassazione può:

  1. rigettare il ricorso con ordinanza;
  2. dichiarare il ricorso inammissibile o improcedibile con ordinanza;
  3. dichiarare l'estinzione del giudizio con sentenza;
  4. accogliere il ricorso con sentenza (con o senza rinvio alla commissione che ha emesso il provvedimento).

In merito si segnala ancora che, con l’introduzione del comma 2 bis dell’art. 62 del D. Lgs. n° 546/92, è stato esteso anche al processo tributario il ricorso per saltum di cui all’art. 360, comma 2, del c.p.c. che consente, previo accordo tra le parti, la possibilità di proporre ricorso per Cassazione avverso le sentenze pronunciate dalle Commissioni Tributarie Provinciali omettendo l’appello.  In tal caso, la sentenza può essere impugnata unicamente a norma dell'articolo 360, comma 1, n° 3, c.p.c., ovvero per violazione o falsa applicazione di norme di diritto.

La parte che ha proposto ricorso per Cassazione può chiedere alla Commissione Tributaria  che ha pronunciato la sentenza impugnata la sospensione, in tutto o in parte,  dell’esecutività, allo scopo di evitare un danno grave e irreparabile. Può, comunque, chiedere la sospensione dell’esecuzione dell’atto, se da questa può derivargli un danno grave ed irreparabile (art. 62 bis, D. Lgs. n° 546/92). La sospensione può essere subordinata alla prestazione della garanzia di cui all’art. 69, comma 2, del D. Lgs. n° 546/92 e, nel silenzio della norma, si propende per ritenere applicabile tale istituto ad entrambi i provvedimenti inibitori dell’esecutività, sia della sentenza che dell’atto impositivo impugnati.

REVOCAZIONE:

L'impugnazione per revocazione può essere ordinaria o straordinaria.

  1. La revocazione ordinaria si fonda su vizi emergenti dalla sentenza stessa o riguardanti elementi conosciuti o conoscibili dalla parte, e va proposta entro i termini di impugnazione ordinari. I motivi di revocazione ordinaria sono: l'errore revocatorio (art. 395, comma 1, n° 4, c.p.c.) e il conflitto teorico tra giudicati (art. 395, comma 1, n° 5 c.p.c.)
  2. La revocazione straordinaria può invece avere luogo per i seguenti motivi: dolo della parte (art. 395, comma 1, n° 1 c.p.c.), prove false (art. 395, comma 1, n° 2 c.p.c.), rinvenimento di documenti (art. 395, comma 1, n° 3 c.p.c.), dolo del giudice accertata con sentenza passata in giudicato (art. 395, comma 1, n° 6 c.p.c.). Può essere proposta entro sessanta giorni dalla scoperta del vizio revocatorio, purché successiva alla scadenza dei termini per l’appello. Qualora antecedente, il mezzo di impugnazione esperibile è l’appello, la cui scadenza di sessanta giorni decorre dal momento della scoperta del vizio.
  3. In forza della citata modifica dell'art. 62 del D. Lgs. n° 546/92, anche le sentenze emesse in un unico grado (in esito al cd ricorso per saltum) possono essere oggetto di ricorso per revocazione  straordinaria, in  quanto i motivi di revocazione ordinaria possono essere fatti valere con l'appello.
  4. Per espressa previsione dell’art. 65, comma 3 bis, del D. Lgs. n° 546/92, all’istituto della revocazione si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni  di cui all’articolo art. 52, del D. Lgs. n° 546/92 in materia di sospensione.

La proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per Cassazione.